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La sindrome premestruale è caratterizzata da un’eziologia multifattoriale che dipende da alterazioni dell’asse ormonale di ormoni quali estrogeni, progesterone, aldosterone/renina, alterazioni a livello del sistema nervoso centrale e specialmente a livello di due neurotrasmettitori (GABA e serotonina) e fluttuazioni degli ormoni sessuali. L’insieme di tutti questi cambiamenti ormonali si traduce in un quadro sintomatologico vario e complesso caratterizzato da:
- Sintomi psicologici: depressione, tristezza, ansai, irritabilità;
- Sintomi neurovegetativi: letargia e insonnia;
- Sintomi comportamentali: demotivazione e isolamento sociale;
- Alterazioni dell’equilibrio idro-salino: edema e ritenzione idrica;
- Dolore: dolore addominale, dolori generalizzati e mal di testa.
Uno stile di vita sano, un’alimentazione equilibrata e bilanciata in aggiunta a una regolare attività fisica possono contribuire a ridurre i sintomi della sindrome premestruale.
Ruolo della vitamina D nel Trattamento della Sindrome Premestruale
La vitamina D insieme al paratormone è il principale regolatore della concentrazione plasmatica di ioni calcio. Dal momento che la sindrome premestruale è correlata ad un’alterazione della concentrazione di ioni calcio è stato supposto che la vitamina D possa avere un ruolo nel ridurre il rischio di Sindrome Premestruale. Numerosi studi, pertanto, testimoniano come aumentare il bilancio di calcio attraverso il consumo di latte e derivati o supplementi di calcio possa contribuire a migliorare i sintomi della sindrome premestruale. Garantire un corretto intake di vitamina D tramite una regolare esposizione al sole e tramite l’alimentazione resta uno dei punti cardini della nutrizione per chi soffre di sindrome premestruale. La posologia della supplementazione di vitamina D è di 400UI/die abbinata a 1200 mg/die di calcio. La vitamina D è presente in natura in alcuni tipi di pesce (salmone e tonno per esempio), olio di fegato di merluzzo e tuorlo d’uovo.
Altri nutrienti coinvolti nel Trattamento della Sindrome Premestruale
Oltre al calcio e alla vitamina D una varietà di altri nutrienti possono svolgere un ruolo diretto o indiretto nella patogenesi dei disordini mestruali e in particolare della Sindrome Premestruale: tra questi gli acidi grassi essenziali, altre vitamine (es.Vit.B6), carboidrati, alcuni minerali (magnesio e manganese), caffeina e alcol.
Acidi grassi essenziali
Il loro ruolo è legato alla produzione di prostaglandine, sostanze coinvolte nei processi infiammatori, nella modulazione del dolore, nella contrazione muscolare, vasocostrizione e coagulazione. Fonti alimentari di omega-3: pesce azzurro.
Vitamina B6
La Vitamina B6 può essere utile nel ridurre il dolore associato alla sindrome premestruale. Fonti alimentari di vitamina B6 sono i latte e i suoi derivati, pesce, cereali, patate, spinaci e carote.
Carboidrati
Un’adeguata introduzione di carboidrati complessi può portare certamente a benefici grazie alla modulazione dei neurotrasmettitori tra cui la serotonina, neurotrasmettitore del “tono dell’umore”. A serotonina è sintetizzata a partire dal triptofano, un amminoacido essenziale presente in vari alimenti tra cui il cioccolato.
E’ stato inoltre visto da recenti studi che esiste una relazione significativa tra l’indice glicemico del pasto consumato e l’incidenza della sindrome premestruale.
Magnesio
La supplementazione con magnesio contribuisce a ridurre i sintomi della sindrome premestruale e in particolare la ritenzione idrica. Fonti naturali di magnesio sono i legumi, i cereali integrali e la frutta secca; ma anche molti tipi di frutta e verdura tra cui la banana.
Caffeina
La caffeina sembra peggiorare la sindrome premestruale e questo porta a consigliare la riduzione dell’intake di alcaloidi in pazienti che tendono a soffrire di sindrome premestruale.
Alcol
Anche l’assunzione prolungata di alcool certamente aumenta il rischio di soffrire in maniera più intensa dei sintomi tipici della sindrome premestruale.
Come dovrebbe essere la dieta per chi soffre della sindrome premestruale?
A seconda del soggetto la dieta dovrebbe essere normocalorica o moderatamente ipocalorico in accordo con il peso della paziente, con un buon apporto di alimenti vegetali per garantire un adeguato intake di fibra e ridurre l’indice glicemico del pasto. Il consumo di zuccheri semplici, caffeina e alcolici andrebbe ridotto al minimo. In termini di stile di vita una regolare attività aerobica è fortemente raccomandata in queste pazienti.
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